domenica 8 maggio 2011

PositivaMENTE consiglia HAPPY BLOG!

Oggi vi vogliamo presentare un nuovo blog dedicato al mondo del benessere di genitori e figli!
Si chiama Happy Blog!!

Si tratta di un blog creato dal network di asili Happy Child e dedicato appunto al mondo dell'infanzia e rivolto a genitori, futuri genitori, nonni, baby sitter, educatrici, e tutti coloro che vivono a contatto con dei bambini!


E' un blog molto interessante e semplice da leggere, divertente e curioso, e che propone anche tantissimi corsi ed eventi per il benessere come la musicoterapia in gravidanza o corsi di musica per bambini piccolissimi!

Visitatelo e fateci sapere cosa ne pensate!!

lunedì 21 febbraio 2011

MOTION CREATE EMOTION

Nel parlare di benessere non si può non incorrere nell'ambito dello HUMOR.
L'umorismo, il ridere e saper ridere sono elementi fondamentali per il nostro benessere, non solo psicologico ma anche fisico.
I neuroni mirror sono una pietra milliare della psicologia positiva, e ci dicono che il nostro cervello si attiva allo stesso modo quando compiamo un'azione e quando semplicemente la guardiamo. Se guardiamo ciò qualcuno prendere un oggetto la nostra mente attiva gli stessi schemi motori che attiverebbe se fossimo noi in prima persona a compiere quella stessa azione.
Una conseguenza di ciò è che noi COMPRENDIAMO SOLO IMITANDO. Questo a sua volta prova che mente e corpo non sono due elementi separati ma interconnessi.
L'aspetto interessante di tutto ciò è che se noi facciamo fare al nostro corpo una rappresentazione di gioia la nostra mente la metterà in atto. In altre parole MOTION CREATE EMOTION, cioè la nostra azione, come può essere un sorriso o una risata, genera in noi un'emozione. A livello pratico, se siamo tristi un semplice sorriso può aiutarci a essere più felici.
L'umorismo è infatti, come detto, una strategia naturale per il nostro benessere.
Inoltre la capacità di poter ridere sono una potente capacità di coping, cioè di affrontare in modo positivo le situazioni di difficoltà. Ad esempio, l'auto-ironia, a livelli non eccessivi ci può proteggere in molte situazioni!
                                                                                                          
                                                                                                             di Elisabetta Bassani

mercoledì 15 dicembre 2010

LIFE SKILLS, MA COME SI POSSONO POTENZIARE?




Abbiamo visto cosa sono le like skills, quali sono, l'importanza che rivestono, e anche il fatto che è possibile potenziarle. Ma come?
La letteratura scientifica ha condotto alcune ricerche dimostrando come esistano alcune caratteristiche che contraddistinguono i programmi di potenziamento più efficaci. Il riferimento è ad attività rivolte in particolare agli adolescenti e al potenziamento delle skills per prevenire comportamenti a rischio.







  • presenza di un chiaro e solido riferimento teorico e dei dati epidemiologici dii base
  • presenza di attività di potenziamento sia delle abilità più generali, che delle competenze più specifiche
  • convergenza e sinergia del coinvolgimento e dell'attività di tutti gli attori coinvolti, anche a diversi livelli
  • utilizzo di metodi interattivi
  • presentazione di informazioni corrette sui comportamenti e le loro conseguenze, tenendo conto delle caratteristiche della popolazione a cui ci si riferisce
  • evitamento del coinvolgimento nel rischio o ritardo dell'incursione
Esempi di programmi di questo tipo, rivoli a bambini e giovani, che si propongono l'obiettivo di prevenire comportamenti a rischio e di promuovere le abilità necessarie a decidere in modo consapevole e salutare per raggiungere una situazione di benessere e salute sono:

 Botvin Life Skills Training - http://www.lifeskillstraining.com/

 Centro per il potenziamento delle like skills per tossicodipendenti e persone con disabilità mentale -
 ww.lifeskills.com

 Programmi di promozione della salute ed il benessere nei giovani - http://www.tacade.com/

                                                                                                            di Elisabetta Bassani

mercoledì 9 giugno 2010

LE LIFE SKILLS: ABILITA' PER LA VITA

Un concetto fondamentale nella psicologia del benessere sono le Life Skills. Letteralmente sono abilità vitali, cioè competenze che giocano un ruolo fondamentale per affrontare la vita in modo positivo e raggiungere il benessere; in realtà non sono nè abilità nè competenze, il termine skills è difficilmente traducibile in italiano: sono qualcosa di più ampio rispetto a delle competenze, che fanno riferimento ad uno specifico contesto o situazione, ma sono meno generali di abilità.
Vengono comunque definite "abilità di carattere cognitivo, sociale, emotivo e relazionele, che consentono di affrontare al meglio le esigenze e i cambiamenti che la vita quotidiana presenta".
Generalmente se ne parla in riferimento ai giovani e gli adolescenti proprio per la peculiarità di tale fase di vita: ricac di campiamenti, trasformazioni ma anche opportunità e sfide, in cui il soggetto crea e consolida la propria identità e personalità. Le life skills sono quindi utili sia per affrontare le problematiche tipiche di tale età, sia per consolidarsi ed andare a creare una persona più psicologicamente forte e capace.
Sono infatti strumenti indispensabili per affrontare e risolvere al meglio i compiti di sviluppo.
Naturalmente anche per tutte le altre età e fasi della vita le life skills sono un elemento fondamentale in funzione della salute e del benessere, ed è sempre possibile potenziarle.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ne ha individuate 10:
  • decision making (capacità di prendere decisioni che non comportano conseguenze negative)
  • problem solving (risolvere problemi)
  • creatività
  • pensiero critico
  • comunicazione efficace
  • capacità di relazioni
  • autocoscienza e autoefficacia
  • empatia
  • gestione delle emozioni
  • gestione dello stress
                                                                                                             di Elisabetta Bassani

domenica 2 maggio 2010

LA CULTURA PUO' INFLUENZARE L'OTTIMISMO?

Le differenze tra culture occidentali ed orientali sono numerose: tra esse la psicologia culturale delle emozioni si occupa del Sè indipendente ed interdipendente: è il Sè, l'identità personale, che è influenzato ed orientato dal quadro culturale di apparteneza.
Le culture occidentali, come quella nord-europea e statunitense, sono fortemente individualistiche: orientate all'indipendenza, a far emergere il singolo individuo, centrate sull'affermzione di sè e la riuscita personale.
Al contrario, le culture orienali, come quelle asiatiche, sono collettivistiche: il singolo è importante in quanto parte di un gruppo, una comunità, i valori collettivi vengono prima dell'emergere del singolo e la solidarietà è un valore fondamentale.
Alcune ricerche (Ahuvia, 2002 e Kitayama, Markus e Kurokawa, 2000) hanno dimostrato come l'ottimismo è più elevato nelle culture individualistiche, dove prevale l'indipendent Self (come ad esempio le culture del Nord-America), rispetto a culture interindividualistiche, come quella Giapponese, in cui l'ottimismo raggiunge livelli inferiori.
Le condizioni socio-economiche, inoltre, non sono sufficienti a spiegare queste differenze in quanto anche in Giappone sono molto elevate.
                                                                                                          di Elisabetta Bassani

venerdì 16 aprile 2010

PRIMI PASSI NELLA MUSICOTERAPIA - la vita fugge e non s'arresta un'ora

La musicoterapia è una forma di terapia psicologica, usata per la maggior parte dei casi, con persone affette da qualche disturbo o problematica, come bambini autistici o persone in stato post-comatoso.
E' un ambito molto interessante ed affascinante, ma non sempre facile da comprendere ed apprendere.
La prima cosa da conoscere è lo strumento di base: il RITMO.
Ingenuamente si potrebbe pensare che la musicoterapia fa uso della sola musica, in realtà l'elemento base è ancora più semplice, il ritmo appunto.
Esso non caratterizza solo la musica, ma ogni suono, ogni rumore, compresa la nostra voce. Ancora pima della musica, infatti, il musicoterapeuta utilizza il ritmo ed il tono della sua voce con una persona, il paziente, che generalmente ha difficoltà a comunicare.
Un secondo strumento fondamentale è il corpo: tramite il corpo infatti si possono sentire il ritmo, le vibrazioni, il contatto, e la persona può sentirsi viva e riscoprirsi a sua volta capace di comuncare con gli strumenti che possiede.
Il corpo, la voce e la musica sono gli elementi nelle mani del musicoterapeuta per entrare in contatto con la persona che si trova di fronte e sintonizzarsi con essa, provare empatia, cioè provare le stesse emozioni, nel modo in cui l'altro le sta provando. Questa prima fase si chiama MATCHING.
L'elemento base rimane sempre il ritmo: il terapeuta cercherà di comprendere, seguire ed imitare il ritmo che l'altro propone, volontariamente o meno, oppure utilizzerà il ritmo di una musica per creare un contatto. Una proposta di ritmo volontaria è il caso in cui il paziente utilizzi degli strumenti musicali o degli oggetti per creare musica e suono, involontarimente attraverso ad esempio il respiro.
Seguire il respiro dell'altro, muoversi con lo stesso ritmo con cui si muove l'altro, suonare uno strumento seguendo quello che l'altro fa o ancora, muovere le proprie mani sul corpo dell'altro seguendo il ritmo di una musica sono elementi che permettono di entrare in comunicazione con la persona che ci si trova di fronte e stimolarli a comunicare e rispondere a loro volta.
                                                                                                       
                                                                                                           di Elisabetta Bassani

sabato 3 aprile 2010

E' TUTTA QUESTIONE DI INTERPRETAZIONE

Spesso la nostra vita ci sembra brutta e negativa, sembra che tutto vada male. Certo, può capitare. La psicologia, però, da tempo sa che si tratta solo di come noi interpretiamo ed elaboriamo la realtà.
Alcune ricerche (Grazzani, Gavazzi e Duncan, 2001-2004) mostrano come felicità, gioia ed in generale le emozioni a valenza positiva siano quelle magiormente provate nella vita quotidiana, rispetto alle emozioni negative. La fonte di tale felicità è molto varia: amore, salute, successo, lavoro, denaro,ecc.; ma tutti noi aspiriamo alla felicità ed al benessere, da sempre.
La psicologia positiva si interessa molto alle emozioni positive ed evidenzia come l'esperienza della felicità sia legata a complessi e sottili processi di interpretazione della nostra vita e realtà. E' esperienza comune che esistono persone che si considerano felici nonostante la loro vita sia piena di aspetti oggettivamente negativi e, al contrario, persone che pur avendo tutto ciò che si potrebbe desiderare sono infelici.
Inoltre, le emosioni positive hanno un ruolo fondamentale per il nostro benessere, anche fisico, in quanto permettono di ridurre e compensare le reazioni e l'attivazione corporea indotta dalle emozioni negative.
Se dunque le esperienze positive sono parte costante della nostra vita quotidiana, ci permettono di star bene ed affrontare meglio le esperienze negative future e sono una questione di interpretazione della realtà, cerchiamo di riconoscerle e valorizzarle ogni giorno!
                                                                                                           di Elisabetta Bassani

martedì 30 marzo 2010

LA RICETTA PER LA FELICITA'

Se esistesse una ricetta per essere felici chi non vorrebbe conoscerla? Bene, Michael Fordyce ha trovato 14 ingredienti per reggiungere la felicità. Sono i 14 fondamentali e sono stati identificati dall'autore, mediante alcune ricerche condotte negli anni '80, incrociando caratteristiche di personalità e stile di vita delle persone felici. Questi fattori sono:
  1. essere più attivi e tenersi occupati
  2. passare più tempo socializzando
  3. essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato
  4. organizzarsi e pianificare le cose
  5. non preoccuparsi
  6. ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni
  7. sviluppare pensieri otimistici e positivi
  8. essere orientati al presente
  9. lavorare ad una sana personalità
  10. sviluppare una personalità socievole
  11. essere se stessi
  12. eliminare sentimenti negativi e problemi
  13. i rapporti intimi sono la fonte principale di felicità
  14. considerare la flelicità la priorità numero 1
Un ulteriore aspetto positivo è che si può apprendere (ed insegnare) ad essere felici e, conseguentemente, migliorare il proprio livello di benessere soggettivo. Tale lavoro deve però essere personalizzato. Un esempio di training che permette di migliorare la propria filicità è il Subjective Well-Being Training (SWBT). Cosa stiamo aspettando?Mettiamoci subito all'opera!
                                                                                                                          di Elisabetta Bassani

sabato 20 marzo 2010

SPOT SULLA PSICOLOGIA DEL TRAFFICO



Un tema nuovo ma molto interessante e con ottime prospettive è quello che riguarda la PSICOLOGIA DEL TRAFFICO: si tratta di quella branca, neonata, della psicologia del benessere che affronta tutti i temi legati alla strada. Si occupa di prevenzione di incidenti, affiancamento nelle scuole guida, emozioni delle vittime e dei testimoni, ricostruzione di dinamiche, e dello stress che il traffico causa. Su quest'ultimo aspetto alcune di noi hanno creato un breve spot per sensibilizzare e consapevolizzare all'argomento, molto diffuso ma quasi mai considerato nell'ottica di possibili interventi e strategie che ognuno di noi può attuare quando si trova in auto per migliorare il suo benessere psicologico. Certo non esiste una soluzione a priori, come una medicina da assumere e che fa sparire i problemi; ognuno deve infatti riflettere sulla sua esperienza e trovare la soluzione migliore per se!
                                                                                                              di Elisabetta Bassani

LA RELIGIOSITA' FA BENE ALLA SALUTE

Se molti religiosi lo sapevano già da tempo ora lo confermano anche le ricerche! Religione e spiritualità sono componenti fondamentali nella vita della maggior parte delle persone: alcuni sondaggi negli USA mostrano come il 95% afferma di essere credente, il 78% indica la religione come fonte di conforto. Al riguardo, negli ultimi anni sono state condotte numerose ricerche: esse hanno mostrato come ci sia un'ASSOCIAZIONE TRA PRATICA RELIGIOSA E RIDOTTA INCIDENZA DI PATOLOGIE CORONARICHE, NEOPLASIE, CIRROSI, IPERTENSIONE E MORTALITA' IN GENERALE. (Comstock e Partridge, Larson e coll., McCullough e coll.) La religiosità aumenta infatti il nostro benessere! Essa comporta stili di vita salutari, favorisce il rilassamento psicofisico grazie alla preghiera e la meditazione, promuove il supporto sociale, la costruzione di legami familiari e comunitari stabili e facilità lo sviluppo di fattori di benessere psicologico come percezione di senso e significato di vita, ottimismo, speranza e strategie di coping funzionali alla riduzione dello stress.

                                                                                                            di Elisabetta Bassani

sabato 7 novembre 2009

LA RISPOSTA EMOTIVA ALLA MUSICA

I primi studi sulle risposte emotive alla musica risalgono al 1936, quando la psicologa e musicologa Kate Heiner dimostrò che vi sono due elementi essenziali che il nostro cervello utilizza per elaborare una risposta emozionale alla musica: il MODO, cioè la tonalità (Maggiore/minore), e il TEMPO, cioè la velocità di esecuzione (Veloce/lento).Si è così notato che dalla combinazione del modo e del tempo l’uomo ricava delle emozioni che possiamo definire UNIVERSALI. La chiave di lettura è la seguente: Modo maggiore/tempo lento = serenità Modo maggiore/tempo veloce = allegria, euforia, esaltazione Modo minore/tempo lento = tristezza, malinconia Modo minore/tempo veloce = paura, dramma, angoscia

PARLIAMO DI MUSICOTERAPIA...

La musicoterapia viene impiegata in diverse campi, che spaziano da quello della salute come prevenzione, riabilitazione e sostegno, a quello del benessere al fine di ottenere un migliore equilibrio e armonia psico-fisica. La musicoterapia tradizionale, che è quella di tipo psicoterapico, utilizza un codice alternativo rispetto a quello verbale, per cercare di aprire attraverso il suono, la musica, e il movimento, dei canali di comunicazione nel mondo interno dell'individuo. Gli operatori di musicoterapica cercano cioè di sbloccare questi canali attraverso l’espressione strumentale sonora. Per quanto riguarda la terapia e la riabilitazione gli ambiti di intervento riguardano preminentemente la neurologia e la psichiatria: autismo infantile, ritardo mentale, disabilità motorie sono solo degli esempi. Rappresenta un'area importante della psicologia che porta a miglioramenti che non si riescono ad ottenere con altre forme di cura! Per approfondire l'argomento: http://www.esserevoce.it/musicoterapia.htm

mercoledì 21 ottobre 2009

EURITMIA: parole e canto visibili

E' opinione condivisa da molti che musica e danza possono rappresentare una qualche forma di terapia per patologie psico-fisiche. In linea con questa idea vogliamo parlare oggi dell'Euritmia. E' bene però sottolineare che essa nasce inizialmente come un'arte del movimento, per poi estendersi solo in seguito verso la terapia e anche la pedagogia.
L’euritmia è nata nel 1912 ad opera del filosofo e pedagogista Rudolf Steiner nel tentativo di rispondere a questo interrogativo: che cosa sperimenta l'anima quando fa i singoli movimenti?
Innanzitutto l'euritmia permette di creare nell'uomo un equilibrio tra il pensare, il sentire e il volere: questo avvienre trasformando tutto ciò che è suono, musica e parola in un gesto corporeo: la poesia che si concretizza nel corpo umano, l'arte che "fa muovere l'interiorità verso l'esterno".
In secondo luogo l'euritmia attiva una forma di mobilità interiore in grado di rafforzare l'anima dell'uomo, rendendola, come già si è detto, sana, forte ed equilibrata.
Perchè l'uritmia sia compresa nella sua più profonda essenza è necessario scavare verso gli elementi archetipici e spirituali che costituiscono l'essere umano.
L'euritmia applicata alla terapia si accompagna a trattamenti medici riferiti soprattutto a malattie degli organi interni, dell'apparato locomotore e a disturbi della vista, dell'udito e del linguaggio.

martedì 13 ottobre 2009

JORRIT TORNQUIST

Per approfondire il tema dei colori vi propongo un personaggio non propriamente psicologico, ma che utilizza la psicologia per integrare il proprio lavoro! Artista austriaco, da sempre protagonista di un'intensa attività di ricerca scientifica e artistica sulla luce, sul colore e sulla percezione, partendo da un approccio scientifico ed ecologico, ha approfondito sperimentazioni dei parametri del colore (tinta, saturazione e chiarezza) e ha esaminato gli effetti dei complementari e dei fenomeni di cangianza, avvertendo così l'insufficienza di un'arte limitata ad opere di tipo geometrico e programmato e ampliando la sua ricerca dalla dimensione del quadro allo -spazio colorato- È giunto cosi' ad elaborare una propria -Teoria del Colore-, che nasce dalla combinazione tra una formazione di matrice tecnica, la sensibilità personale e i successivi approfonditi studi volti a indagare le modalità della percezione e l'efficacia psicologica e comportamentale nell'uso dei colori. Il perfetto incontro di dati scientifici e psicologici nell'opera, il tentativo di far coincidere valore strutturale cromatico e valore sensitivo affettivo del colore, rappresentano oggi le peculiarità principali della sua produzione artistica.

...Pensando alla felicità..

"Il segreto della felicità non è di far sempre quello che si vuole, ma di volere sempre quello che si fa" Lev Tolstoj

domenica 11 ottobre 2009

PILLOLE DI POSITIVITA': AMATE IN MODO SANO

"Amare in modo sano è imparare ad accettare e amare prima di tutto se stesse, per potere poi costruire un rapporto gratificante e sereno con un uomo "giusto" per noi. "
Questa frase è stata detta da Robin Norwood, psicologa americana che nell'89 con il suo libro "Donne che amano troppo" ha cominciato a trattare il delicato e sempre più attuale tema delle DIPENDENZE AFFETTIVE. Cosa fa una donna che ama troppo? Chi è? Come si pone nei confronti della vita e di chi la circonda?
Robin Nowood, "Donne che amano troppo". Feltrinelli

martedì 22 settembre 2009

IL BENESSERE PSICOFISICO

I metodi psicologici di promozione del benessere psicofisico si basano essenzialmente sullo sviluppo e sul potenziamento delle capacità individuali di concentrazione psichica sul proprio corpo e sulle proprie rappresentazioni mentali. Non esiste benessere mentale senza la consapevolezza del proprio corpo: controllarlo, saperne dominare i movimenti, essere consapevoli della propria postura, rappresentano elementi essenziali per la strutturazione della persona. Un metodo che permette di raggiungere questo scopo è l'autoipnosi: pratica che può essere appresa o per mezzo di uno dei numerosi manuali che trattano l'argomento, o attraverso l'esperienza diretta della trance con l'aiuto di un ipnoterapeuta. Acquisito il metodo, diventa possibile mettere in gioco nuove risorse personali. Quando ci si rende conto di avere capacità che vanno ben oltre ciò che si sa coscientemente, emergono nuove possibilità di scelta per superare i problemi e le difficoltà della vita. Nel momento in cui le capacità personali si manifestano, diventa possibile attingere ad una riserva interiore di potenzialità positive per influire in maniera determinante sul proprio stato di benessere.

sabato 22 agosto 2009

PSICOSPORT

Esistono atleti che con le loro prestazioni e con i risultati sembrano appartenere ad una specie diversa da quella umana, quasi provenissero da un altro pianeta. Pensiamo ai recentissimi record dell'atleta Usaim Bolt ai mondiali di Berlino: tanto eclatanti da domandarsi come possa essere possibile. Ebbene, esistono sport in cui la concentrazione, il controllo di sè e l'equilibrio psicofisico sono gli elementi che fanno la differenza in quanto talvolta le sfide richieste dall'esterno sembrano essere enormemente superiori alle abilità della persona. Questo può in alcuni causare forte stress mentre in altri provocare l'esigenza di ricreare un equilibrio tra esterno ed interno, con la totale immersione nell'attività che si sta intraprendendo. In queste situazione l'atleta, che è in grado di estraniarsi da tutto ci che può influenzare negativamente l'attività, vive una propria esperienza ottimale chiamata anche FLOW EXPERIENCE. il primo ad approfondire il tema del flow fu il ricercatore americano mihaly csikszentmihalyi; oggi esistono figure professionali altamente specializzate che accompagnano gli atleti nel raggiungimento del flow. per maggiori informazioni cliccate qui

martedì 18 agosto 2009

LA SODDISFAZIONE LAVORATIVA: sopravvivere per lavorare o lavorare per sopravvivere?

Quante volte si sente parlare di persone che non amano il proprio lavoro a causa del clima che si respira o delle relazioni sociali negative con i propri colleghi e superiori. Sembrerebbe ovvio affermare che più una persona si sente soddisfatta sul luogo di lavoro, produce di più e meglio. Quando i bisogni dei collaboratori di un'organizzazione vengono accolti, e quando possibile soddisdatti, il lavoro diventa sicuramente una fonte di benessere anche nella vita extralavorativa. La psicologia del lavoro si è soffermata già da alcuni anni su questo tema scottante e molto importante per le persone. Lo psicologo e sociologo australiano Elton Mayo che si è a lungo interessato della motivazione e soddisfazione lavorativa, riassume con poche frasi una realtà ancora oggi molto frequente:
“Se il dipendente puo’ aspettarsi dalla partecipazione alla vita dell’azienda la soddisfazione di alcuni suoi bisogni emotivi, può sentirsi anche moralmente partecipe e impegnato nello sforzo aziendale. Da parte sua l’azienda può aspettarsi un grado maggiore di lealtà, di impegno e di identificazione con gli scopi organizzativi-” Al contario, se la Direzione crea una situazione in cui i dipendenti si sentono frustrati ne consegue che essi si costituiranno in gruppi in cui “le norme di condotta saranno in opposizione con gli scopi aziendali.” foto credits to: Fifo

martedì 11 agosto 2009

LA FELICITA'


Approfondendo il tema della felicità ho trovato un interessante articolo che vi propongo in breve qui di seguito! Secondo la dott.ssa Proietti la felicità consiste nel provare quello che c'è di bello nella vita: tutti possono essere felici se imparano a capire come si fa ad esserlo!
La felicità non va ricercata nel futuro, ma nel presente, perché non dobbiamo dimenticare che il nostro attuale presente è il futuro che immaginavamo per noi qualche tempo fa.
Ma siamo forse per questo ‘Felici’ ora? La risposta sicuramente sarà ‘no’, o meglio ‘ancora no’. Ognuno di noi ha qualcosa che ancora gli manca per essere felice: il matrimonio, un lavoro, la carriera, la casa, la laurea, la vacanza…L’evasione dal presente, l’incapacità di prendere decisioni, la tendenza alla procastinazione determinano l’idealizzazione del proprio futuro, che intanto diventa il presente e la storia continua. A volte l’infelicità deriva dalla sensazione di non avere o non avere abbastanza, di ciò che è necessario per vivere bene. Molto spesso si tratta di bisogni indotti dall'ambiente sociale ed in particolare da quei ‘persuasori occulti’ che, con logiche sottili ed ingannevoli, cercano di condizionarci nelle scelte e soprattutto nei consumi.
La verità è che, se vogliamo essere felici, possiamo esserlo immediatamente, perché la felicità non è nel futuro, ma nel momento presente: non conta quanto abbiamo, ma quanto riusciamo a godere di quello che possediamo.